I tortelli di zucca, storia di una grande ricetta

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E’ autunno.

I mercati sono pieni di zucche di ogni forma e colore ed è una cosa che amo. E’ il tempo perfetto per usarla e per preparare decine di ricette.
Oggi voglio parlavi di una delle mie ricette preferite: i tortelli di zucca.
Il tortello di zucca nasce nelle cucine delle signorie nobili e, all’inizio del 1900, nelle cucine delle famiglie popolari agricole come piatto della festa della natività e della resurrezione, diventando così piatto tipico, della tradizione e di tutti.

Tortelli di zucca con mostarda mantovana, amaretti e ricotta - La forchetta sull'atlante
Tortelli di zucca con mostarda mantovana, amaretti e ricotta – La forchetta sull’atlante

La storia dei tortelli di zucca si perde nei meandri dei tempi ma una domanda è fondamentale per affrontare la storia di questo piatto: sono di Mantova o di Ferrara?

Il tortello – o raviolo – ripieno di zucca nasce e si sviluppa su due grandi direttrici territoriali: Da Ferrara a Mantova, per proseguire poi per Casalmaggiore, Cremona e infine, Crema (tortelli conditi con burro) e da Mantova a Piadena, per proseguire per Ostiano, Reggio Emilia, Parma, Piacenza, Pavia (tortelli conditi con pomodoro).

Parallelamente la storia del tortello di zucca si lega a quello di due grandi famiglie: Gonzaga ed Este.

La prima citazione scritta si ha nel 1544 da parte di Cristoforo Messisbugo, cuoco ferrarese che restò per 25 anni a servizio dai Gonzaga a Mantova. Li cita nel suo ricettario con il nome di “turtell” o “riturtell”.

Invece a Ferrara i “cappellacci” o i “ritortelli” di zucca  sono riportati  con il primo “ricettario pubblico Dello Scalco”, datato 1584 con firma di Gianbattista Rossetti, cuoco alla corte del Duca Alfonso II d’Este,  ricettario adottato poi da altri cuochi dell’epoca.

preparazione

Dalla corte dei Gonzaga e degli Este,  i tortelli di zucca viaggiano di città in città, soprattutto al seguito degli eccellenti cuochi ebrei, cacciati con gli editti del 1629-30.
Durante il viaggio culinario anche gli ingredienti subiscono delle modifiche e dalla ricetta originale mantovana e ferrarese si giunge fino a Crema (con i turtei cremasch) dove stranamente la zucca scompare, mentre restano gli altri componenti del ripieno.
Andando verso Piadena (troviamo i turtel e salsa) e successivamente  verso Reggio Emilia, Parma, Piacenza e Pavia si comincia ad usare il sugo di pomodoro, molto molto abbondante, che viene preparato con cipolla dolce e abbondante grana grattugiato.
In altre città si alternano i condimenti – per esempio burro fuso e grana, o pomodoro – con la variante di pomodoro e funghi di Parma e Piacenza.

La forma varia da città a città, ma talvolta anche da famiglia a famiglia, da tortello a cappellaccio, da quadrato a rotondo a mezzaluna, con una sfoglia sempre sottile e all’uovo.

taglio-tortelli

La composizione è molto semplice: pasta sfoglia all’uovo (la sfoglia deve avere uno spessore da sottile a medio sottile) con ripieno di zucca al forno (quasi caramellata), mostarda, amaretti,formaggio e noce moscata.
La forma può essere a cappellaccio, rotonda, quadrata, rettangolare, mezza luna, ritorta…  cuoceteli al dente e serviteli su un piatto caldo.

Se vi va di dare un’occhiata, vi propongo la mia ricetta: Tortelli di zucca con mostarda mantovana, amaretti e ricotta

tortelli-di-zucca

Oggi, secondo il calendario del cibo AIFB, è la giornata nazionale dei tortelli di zucca e non potevo non approfittare per scrivere qualcosa a riguardo.

Per approfondire ulteriormente la storia di questo squisito piatto vi invito a leggere il post ufficiale di Antonella Marconi (del blog Sapori in concerto), un articolo molto interessante ed esauriente.

 

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  1. Grazie per aver partecipato! Sicuramente una versione “alternativa” quella di inserire la ricotta nel ripieno dei tortelli. Bella l’idea di sbriciolare anche al di fuori gli amaretti e aggiungere una pioggia di semi di zucca. Se mi posso permettere, la prossima volta, amaretti e mostarda, riducili in briciole con le mani e la mostarda tagliata a coltello, cosi’ non si scaldano durante l’operazione. Bellissimi e sicuramente anche buoni! brava!!

    1. Ciao Antonella, so che è una versione alternativa ma ho cercato di replicare proprio quella ricetta mangiata a Correggio 😀
      Grazie per i consigli, proverò ad applicarli la prossima volta che li preparo!

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