Non solo moka: prepariamo il caffè col metodo vacuum (syphon method)

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Italia, patria del caffè più e più volte al giorno: appena svegli, al bar, in pausa al lavoro, dopo i pasti… fino a prima di dormire.
Un caffè veloce, ristretto, preso quasi per caso e per abitudine. Siamo orgogliosi del nostro modo di bere il caffè e guai a chi nè parla  come se fosse una bevanda, guai a chi parla di “caffè americano”.

Ma esiste un mondo al di fuori della “tazzina del caffè” che è affascinante anche per chi, come me, non è affascinata dal sapore di questa abitudine quotidiana.

A casa mia è una continua lotta: io non amo il caffè, lo ammetto. Ne avrò presi 4 o 5 in vita mia, quasi come cura o “purga” in funzione d’altro. “Aumenta il metabolismo”, “fa bene amaro”, “fa passare il mal di testa”… tutte frasi che mi sento ripetere da anni nei momenti in cui cerco di spiegare che, a me, quel sapore proprio non va giù.
Il mio fidanzato, invece, non ne può fare a meno e lo beve anche come “coccola” serale prima di andare a dormire. Due mondi che difficilmente si incontrano… tranne quando vado alla ricerca di “strane caffettiere” da regalargli per compleanni, anniversari e ricorrenze varie.

Oggi, quindi, giorno in cui secondo il calendario del cibo italiano inizia la settimana del caffè (ambasciatrice Mai Esteve), voglio raccontarvi dell’ultimo regalo che gli ho fatto: caffettiera a depressione o “vacuum brewer”, sicuramente uno dei metodi più spettacolari e d’impatto visivo per l’estrazione del caffè.

syphon coffe maker
syphon coffe maker

Inventata da Loeff a circa metà 1800, funziona grazie ad un principio curioso e molto particolare: due bocce di vetro, posizionate l’una sopra l’altra e collegate da un sifone che sporge dalla boccia superiore all’interno della boccia inferiore, dentro il quale è posizionato un filtro.

Come funziona? Nella boccia inferiore si inserisce l’acqua fino al livello indicato (quella che abbiamo noi ha due tacche… per 3 o 5 “tazze”), mentre nella boccia superiore si inserisce la polvere di caffè macinata
A questo punto si può mettere la caffettiera sulla fiamma di un fornelletto. Un fornelletto molto piccolo che impiegherà decina di minuti per scaldare l’acqua.
Ho scoperto da poco che ci sono anche delle versioni in cui la caffettiera viene messa direttamente sul fornello, accorciando sicuramente i tempi.

Ad un certo punto, inizia la parte affascinante: raggiunto il punto di ebollizione, la pressione nella boccia inferiore aumenterà, spingendo l’acqua verso l’alto nel sifone fino a riempire la boccia superiore, mischiandosi con la polvere di caffè per dar luogo al processo di estrazione.

Una piccola quantità di acqua e vapore acqueo sufficienti rimangono nel recipiente inferiore per sostenere la colonna d’acqua nel sifone.

Il caffè viene ora mescolato e lasciato a sobbollire per un minuto al massimo, per poi spegnere la fiamma.
Con la diminuzione della temperatura, il liquido nella boccia superiore inizierà nuovamente a scendere nella boccia inferiore, separandosi dalla polvere di caffè attraverso il filtro.

Il caffè verrà “risucchiato” verso il basso, lasciando i fondi nella boccia superiore.

Al mio fidanzato il regalo è decisamente piaciuto e lo utilizza spesso durante la colazione della domenica o con gli amici che ne rimangono sempre affascinati.

 

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Daniela Ceravolo © Copyright 2024. All rights reserved.
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