Salak, il frutto serpente esotico dall’aspetto molto curioso

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Ho scoperto il salak poche settimane fa sul sito Frutta web, uno dei pochi portali in cui poter acquistare frutta e verdura difficilmente reperibile in Italia. Solitamente preferisco i prodotti a Km0 ma a volte, soprattutto in occasione del Natale, mi concedo come regalo un ordine di frutta e verdure sconosciuta… ben consapevole del rischio che potrebbe non piacermi.

Cosi non è stato con il salak, che ho adorato dal primo morso!

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Il salak (nome scientifico: Salacca zalacca) è anche noto anche come ‘snake fruit‘ (frutto serpente): si tratta di un frutto di una palma proveniente in origine da Malesia e Indonesia, che sono ancora oggi le zone dove viene prevalentemente coltivato, non essendo molto diffuso al di fuori del continente asiatico.

E’ caratterizzato dalla sua tipica forma a goccia e da una spessa buccia esterna di tonalità tra il bruna/rossiccia; la scorza esterna ricorda le squame della pelle di serpente e da qui proviene il nome snake fruit.

Non è facile spiegarvi il sapore… dovrei provarne un altro bel pò per esserne sicura 😛
A parte gli scherzi, il gusto sembra un mix  di varie cose: ananas, miele, agrumi a metà strada tra il dolce e l’aspro;

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La buccia è piuttosto facile da pelare: al suo interno troviamo la polpa, suddivisa in tre lobi bianchi, rivestita da una sottile membrana trasparente, una pellicola che ricopre gli spicchi di polpa.
Ho letto online vari siti in cui consigliano di non rimuoverla perché al suo interno sono concentrati vari enzimi che facilitano la digestione del salak.

Oltre al consumo fresco, il salak ha vari usi in cucina: la polpa può venire essiccata, bollita, fritta, caramellata, trasformata in chutney. Con le specie più dolci e succose si produce anche un alcolico famoso nei paesi d’origine.

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Ha molte proprietà nutrizionali: è rinomato per le sue proprietà antiossidanti, valido alleato contro l’invecchiamento oltre a favorire la salute delle articolazioni, la rigenerazione cellulare e la depurazione dell’organismo.

 

Ne esistono alcune varietà considerate pregiatissime e particolarmente costose e ricercate: una di queste è la “gula pasir” (chicchi di zucchero) considerata la più dolce, mentre un altra è la “pondoh” balinese, ritenuta la più aromatica.

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Daniela Ceravolo © Copyright 2021. All rights reserved.
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