Kiwano: che sapore ha e come mangiare il melone cornuto

74

Hai mai visto un frutto che sembra uscito da un film di fantascienza? Il kiwano è uno di quei frutti che basta guardare per avere voglia di capire cosa nascondono dentro. Verde durante la crescita, arancione quando è maturo, ricoperto di protuberanze e con una polpa verde brillante quasi gelatinosa, sembra davvero arrivare da un altro pianeta. E, come vedremo, il cinema e la fantascienza se ne sono accorti prima di noi.

Io però il kiwano non l’ho scoperto soltanto in fotografia. Lo compro ormai da diversi anni e quello che porto sulla mia tavola viene coltivato in Calabria da The Exotic Farm. È uno degli aspetti che più mi affascinano di questi frutti: qualcosa che continuiamo a percepire come lontano ed esotico può crescere anche molto più vicino a no. È la stessa realtà che ho conosciuto anche attraverso il dragon fruit coltivato in Calabria, un altro frutto che negli ultimi anni è entrato sempre di più nella mia cucina.

La prima volta che si apre un kiwano, però, arriva inevitabile una domanda: adesso come si mangia?

La buccia racchiude una polpa verde, gelatinosa e piena di piccoli semi commestibili. Io amo mangiarla semplicemente al cucchiaio, ma negli anni ho scoperto che il kiwano può essere molto più interessante in cucina di quanto lasci pensare il classico consiglio “taglialo a metà e mangialo”.

Può essere utilizzato nel dolce e nel salato, nelle bevande e accanto a pesce e crostacei. E soprattutto ho scoperto che parlare semplicemente “del kiwano” è riduttivo: esistono cultivar, selezioni e persino frutti commercializzati con questo nome che botanicamente appartengono a una specie distinta. Anche colore e maturazione possono raccontare cose diverse da quelle che immaginiamo.

È proprio questo che mi interessa dei frutti meno conosciuti. Non tanto collezionare qualcosa di esotico da fotografare, quanto capire che sapore ha davvero, come riconoscere un kiwano maturo, come si mangia e cosa possiamo farci in cucina.

Perché dietro quel frutto strano che viene voglia di fotografare prima ancora di assaggiarlo c’è molto più di quanto pensassi quando ne ho aperto uno per la prima volta.

Cos’è il kiwano e perché viene chiamato melone cornuto

Il kiwano è il frutto del Cucumis metuliferus, una pianta annuale rampicante o strisciante della famiglia delle Cucurbitaceae: la stessa famiglia botanica di cetrioli, meloni, zucche e angurie. Non è però una varietà di melone. Appartiene al genere Cucumis, ma è una specie distinta dal comune Cucumis melo.

La sua area d’origine è molto più ampia di quanto lasci intendere la frequente definizione di “frutto africano”. Il Royal Botanic Gardens di Kew considera Cucumis metuliferus nativo dell’Africa tropicale e meridionale e della parte sud-occidentale della Penisola Arabica. Cresce naturalmente in ambienti differenti, dalle praterie alle boscaglie e ai boschi decidui delle regioni tropicali stagionalmente secche.

È soprattutto il frutto a renderlo immediatamente riconoscibile. Ha forma allungata, buccia inizialmente verde che con la maturazione vira verso tonalità arancio-rossastre e numerose protuberanze carnose appuntite. All’interno, invece, racchiude molti semi immersi in una polpa verde e gelatinosa.

Da quelle caratteristiche protuberanze derivano molti dei suoi nomi comuni inglesi: horned cucumber, “cetriolo cornuto”, ma anche jelly melon e hedgehog gourd. In italiano si è diffusa soprattutto la definizione melone cornuto, anche se dal punto di vista botanico chiamarlo semplicemente “melone” può trarre in inganno.

Anche il nome con cui oggi lo conosciamo merita attenzione. Kiwano non è uno dei nomi tradizionali africani della pianta: nasce dalla commercializzazione del frutto in Nuova Zelanda. Le fonti orticole neozelandesi ricordano infatti il kiwano tra i prodotti ai quali, nella seconda metà del Novecento, venne assegnato un nuovo nome commerciale per renderli più riconoscibili sul mercato, proprio come accadde, con una storia diversa, a tamarillo e kiwi.

Quindi già il suo nome racconta una storia curiosa: una specie africana, imparentata con cetrioli e meloni ma distinta da entrambi, è diventata conosciuta nel mondo attraverso un nome nato molto lontano dai suoi luoghi d’origine.

Esistono diversi tipi di kiwano?

Quando si cerca di capire quanti tipi di kiwano esistano, le cose diventano più interessanti – e più complicate – di quanto sembri. Non esiste infatti un elenco botanico internazionale che suddivida il kiwano in tre, cinque o dieci varietà ufficiali.

Dal punto di vista tassonomico, come abbiamo detto, il frutto che chiamiamo kiwano appartiene alla specie Cucumis metuliferus, riconosciuta come specie distinta all’interno del genere Cucumis. Le principali banche dati botaniche internazionali non riportano attualmente una suddivisione ufficiale della specie in sottospecie o varietà botaniche accettate.

Questo non significa, però, che tutti i kiwano siano uguali.

Nel mondo vengono conservate e studiate numerose accessioni, cioè campioni di materiale vegetale raccolti in luoghi diversi e mantenuti nelle banche del germoplasma. Una revisione scientifica recente riporta, per esempio, 51 accessioni conservate dall’USDA, altre 24 alla North Carolina State University e 19 raccolte in differenti zone del Kenya. All’interno di questo patrimonio esistono differenze morfologiche, agronomiche e nutrizionali che vengono studiate anche per selezionare nuove cultivar.

A queste si aggiungono infatti cultivar e selezioni orticole, alcune sviluppate per caratteristiche come produttività, dimensione del frutto o adattamento a particolari condizioni di coltivazione. È quindi più corretto parlare di una specie con una certa diversità genetica e con differenti accessioni, forme e cultivar, piuttosto che stabilire un numero assoluto di “varietà di kiwano”.

I tre kiwano che possiamo trovare anche in Italia

Sul mercato italiano delle sementi possiamo però incontrare almeno tre forme nettamente differenti, ed è qui che la distinzione diventa molto più concreta anche per chi vuole semplicemente coltivarle o assaggiarle.

La prima è il kiwano classico, Cucumis metuliferus: il più conosciuto e quello che normalmente immaginiamo quando pronunciamo questo nome. Ha forma ovale, protuberanze evidenti e passa dal verde all’arancione durante la maturazione, mentre all’interno conserva la caratteristica polpa verde gelatinosa.

Esiste poi un kiwano Round Giallo, selezione dalla forma molto più tondeggiante e dalle dimensioni ridotte, che a maturazione assume una colorazione gialla anziché il classico arancione. Il venditore italiano Cercatori di Semi lo descrive anche con una componente agrumata particolarmente persistente.

Il terzo caso è ancora più interessante e richiede una precisazione botanica. Viene commercializzato in Italia come kiwano dello Zambia e indicato come Cucumis metuliferus var. zambianus. Presenta frutti più piccoli, protuberanze morbide e una colorazione che dal verde striato evolve verso il giallo; viene inoltre proposto per il consumo quando è ancora verde, utilizzandolo in maniera simile a un cetriolo.

La tassonomia botanica internazionale attuale, però, considera Cucumis zambianus una specie autonoma, non una varietà di Cucumis metuliferus. È una distinzione importante: commercialmente possiamo incontrarlo accanto ai kiwano e con quel nome, ma botanicamente la classificazione è diversa.

Questi tre esempi ci fanno capire perché parlare semplicemente “del kiwano” può nascondere una realtà più articolata. E spiegano anche perché colore, forma e utilizzo non debbano essere dati per scontati quando ci troviamo davanti a un frutto diverso dal classico kiwano arancione.

Che sapore ha davvero il kiwano?

Dopo aver scoperto che dietro il nome kiwano si nasconde una realtà più articolata, devo fare una precisazione: io, finora, ho potuto assaggiare soltanto il kiwano classico, Cucumis metuliferus. È quindi a questo frutto che mi riferisco quando parlo della mia esperienza diretta con il suo sapore. Il Round Giallo e il cosiddetto kiwano dello Zambia restano, almeno per ora, ancora da assaggiare.

Descrivere il sapore del kiwano classico attraverso altri frutti produce una lista quasi surreale. C’è chi parla di cetriolo e banana verde, chi aggiunge lime, limone, melone, kiwi o passion fruit. Il risultato è che, prima ancora di assaggiarlo, sembra quasi impossibile immaginare cosa aspettarsi.

Una delle revisioni scientifiche più recenti sull’African horned melon descrive il profilo organolettico come un incontro tra cetriolo verde e banana non matura. Un dato aiuta a capire meglio questa descrizione: in letteratura sono stati riportati valori intorno ai 6 °Brix, piuttosto bassi rispetto a quelli di molti frutti dolci.

Altre ricerche descrivono invece una trasformazione più evidente durante la maturazione. Il frutto giovane presenta caratteristiche più vicine al cetriolo, mentre a piena maturazione possono comparire note associate al melone, alla banana e agli agrumi. Non è quindi così strano che le descrizioni del suo gusto sembrino contraddirsi: lo stadio in cui lo assaggiamo conta.

La prima ragione per cui alcuni lo considerano quasi insapore è però anche l’aspettativa. Il colore arancione acceso, l’interno verde brillante e l’origine esotica fanno immaginare facilmente un frutto molto dolce e aromatico. Il kiwano classico, invece, ha un profilo naturalmente più delicato, fresco e vegetale. Se il termine di paragone è un mango maturo o un passion fruit, può sembrare inevitabilmente poco intenso.

Poi c’è la consistenza, che secondo me conta quasi quanto il sapore. La parte commestibile non è una polpa compatta: ogni seme è avvolto da una massa verde, succosa e leggermente mucillaginosa. È fresca, scivolosa, quasi gelatinosa, ed è proprio questa struttura a rendere il kiwano così diverso da ciò che il suo nome “melone cornuto” potrebbe far immaginare.

Per questo eviterei di promettere un sapore tropicale intenso o particolarmente zuccherino. Il kiwano classico è soprattutto fresco, delicato, vegetale e leggermente acidulo, con sfumature che possono cambiare parecchio.

E poi rimane una possibilità molto più semplice: il kiwano può anche non piacere. Non tutti i frutti devono essere dolcissimi o esplosivi per avere un interesse gastronomico. Nel suo caso sono proprio freschezza, acidità, componente vegetale e consistenza gelatinosa a suggerire utilizzi diversi dal semplice consumo come frutta da dessert.

Kiwano verde o arancione: quando è maturo?

Abbiamo visto che lo stadio di maturazione può cambiare anche la percezione del sapore. Nel kiwano classico il colore della buccia è uno degli indizi più immediati per capire a che punto si trova il frutto, ma non va interpretato in maniera troppo semplicistica.

Durante lo sviluppo, Cucumis metuliferus attraversa infatti una progressione cromatica che parte dal verde, passa attraverso tonalità verde-giallastre e gialle e arriva, a piena maturazione, al caratteristico arancione.

Questo, però, non significa che il kiwano si possa mangiare soltanto quando diventa arancione. Il kiwano classico può essere consumato anche quando è ancora verde, e proprio il diverso grado di maturazione permette di utilizzarlo in modi differenti. Quando è giovane il gusto è più vegetale e ricorda maggiormente il cetriolo; maturando, invece, cambia il profilo aromatico e compaiono le note più fruttate di cui abbiamo parlato.

È una differenza che sfrutto anche in cucina. Quando ho a disposizione il kiwano verde preferisco usarlo nelle insalate, proprio perché quella componente fresca e vegetale si comporta quasi come quella di un cetriolo. Quando invece lo lascio arrivare all’arancione, mi piace utilizzarlo per la sua polpa più aromatica oppure semplicemente mangiarlo al cucchiaio.

Per il consumo fresco del kiwano classico maturo si cerca normalmente un frutto dalla buccia giallo-arancio fino ad arancione, integra e senza evidenti segni di deterioramento. Ma quindi attenzione a una distinzione importante: verde non significa “non commestibile”; significa che il frutto si trova in uno stadio diverso della maturazione e avrà caratteristiche differenti.

Il colore, inoltre, non racconta tutta la storia. Gli studi sul post-raccolta hanno mostrato che i kiwano possono continuare a cambiare colore dopo essere stati staccati dalla pianta e che l’esposizione all’etilene accelera il passaggio verso l’arancione. Questo significa che un kiwano arancione non è necessariamente un frutto che ha completato tutta la maturazione sulla pianta.

La differenza non è soltanto estetica. Durante la maturazione sulla pianta cambiano anche la composizione del frutto e il contenuto di solidi solubili e zuccheri. Alcuni studi hanno rilevato valori superiori nei frutti maturati in campo rispetto a quelli raccolti prima e lasciati completare la maturazione durante la conservazione.

Per questo eviterei il consiglio, molto diffuso online, di affidarsi esclusivamente al colore. L’arancione ci dice che il kiwano ha raggiunto uno stadio avanzato della maturazione, ma non ci racconta da solo quando sia stato raccolto né come abbia completato il processo.

C’è poi un’altra distinzione importante. Tutto questo vale per il kiwano classico, Cucumis metuliferus. Non bisogna concludere che ogni frutto giallo sia acerbo o che tutti i kiwano seguano esattamente la stessa progressione: abbiamo visto che esistono selezioni con colorazioni differenti e che il cosiddetto kiwano dello Zambia, botanicamente Cucumis zambianus, viene a sua volta utilizzato anche quando è verde.

Quindi verde e arancione non sono semplicemente “sbagliato” e “giusto”: nel kiwano classico rappresentano stadi diversi, con caratteristiche sensoriali e possibilità gastronomiche differenti. Ed è proprio questa versatilità a renderlo molto più interessante in cucina di quanto possa sembrare guardandolo soltanto come frutto esotico da dessert.

Come si mangia il kiwano?

Il modo più semplice per mangiare un kiwano maturo è anche quello che permette di conoscerlo meglio la prima volta: si lava la buccia, si taglia il frutto a metà e si raccoglie la polpa verde direttamente con un cucchiaino. I semi sono commestibili e si mangiano normalmente insieme alla sostanza gelatinosa che li avvolge, quindi non occorre eliminarli uno per uno.

Volendo, la polpa può essere estratta tutta insieme. Basta spremerla o raccoglierla con un cucchiaio in una ciotola. A questo punto si può utilizzare così com’è oppure passarla attraverso un colino quando serve separare succo e polpa gelatinosa dai semi. È una soluzione particolarmente utile per bevande, salse, dressing e dessert.

Anche la buccia del kiwano è commestibile, sebbene da noi venga normalmente scartata perché spessa e coriacea e non sia particolarmente piacevole da mangiare cruda. Come vedremo, esistono però usi tradizionali africani in cui il frutto viene consumato anche cotto o arrostito. Una volta svuotata, inoltre, la scorza è perfetta come piccolo contenitore naturale. Ammetto, però, di averla provata a morsi cruda… e sono ancora qui.

Ma il kiwano non si mangia soltanto al cucchiaio: può diventare un vero ingrediente, dalle preparazioni salate ai dessert e alle bevande.

Ricette, bevande e abbinamenti con il kiwano

È in cucina che il kiwano, secondo me, smette di essere soltanto il frutto strano da comprare una volta per curiosità. Abbiamo visto che può cambiare carattere a seconda dello stadio di maturazione e proprio questa caratteristica gli permette di muoversi con una certa libertà tra salato, dolce e bevande.

Negli abbinamenti salati partirei dalla sua componente più vegetale. Pesci e crostacei sono compagni piuttosto naturali, soprattutto nelle preparazioni crude o appena cotte. È la stessa logica che ho seguito nella mia ceviche di kiwano e gamberi, dove la polpa incontra avocado, lime, aglio e peperoncino. In questo caso il kiwano non serve soltanto a rendere il piatto scenografico: porta succosità e una nota fresca che bilancia la parte più grassa dell’avocado.

La stessa logica può funzionare con tartare e carpacci di pesce, molluschi e crostacei, ma anche nelle insalate. Avocado, cetriolo, pomodoro, peperoncino, cipolla, coriandolo e altre erbe aromatiche permettono di costruire combinazioni molto diverse. Più che aggiungerlo indiscriminatamente, però, conviene considerarlo come una componente fresca e acidula del piatto.

Se ti incuriosisce l’abbinamento tra frutta esotica e crostacei, ho sperimentato la stessa strada anche negli spiedini di gamberoni con dragon fruit e starfruit.

Il kiwano nelle preparazioni dolci

Sul versante dolce bisogna ricordare che non stiamo lavorando con frutta iper dolce come mango o banana: il kiwano da solo ha una dolcezza piuttosto contenuta. Funziona quindi meglio quando viene valorizzato per freschezza, colore e consistenza.

La polpa può essere aggiunta a macedonie e yogurt, oppure utilizzata per preparare sorbetti, granite, gelati, ghiaccioli e dessert al cucchiaio. Può essere abbinata ad altra frutta più dolce oppure bilanciata con zucchero o miele, quando la preparazione lo richiede.

Un altro utilizzo che trovo interessante è zuccherare la polpa e usarne il succo come bagna per il pan di Spagna: aggiunge umidità e una nota fresca e leggermente acidula senza coprire il gusto della torta.

La polpa verde brillante si presta molto bene anche alle guarnizioni. Può completare, insieme ad altra frutta, una pavlova esotica, oppure essere utilizzata per decorare torte, crostate e dessert al cucchiaio. In questo caso sfruttiamo non soltanto il sapore, ma anche il contrasto visivo creato dalla polpa verde e gelatinosa.

La scorza svuotata, che abbiamo visto essere commestibile anche se abbastanza basica da mangiare cruda, può infine diventare un piccolo contenitore naturale. È probabilmente uno degli utilizzi più scenografici del frutto e permette di servire al suo interno sorbetti, macedonie o anche preparazioni salate.

Dal succo ai cocktail: il kiwano da bere

Il kiwano si presta particolarmente bene anche per le bevande perché la sua polpa è molto succosa. Passandola attraverso un colino possiamo separare il liquido dai semi e ottenere una base verde da utilizzare in succhi, smoothie, limonate, cocktail e mocktail. Possiamo anche conservare una parte della polpa gelatinosa quando vogliamo mantenerne la consistenza e rendere il frutto immediatamente riconoscibile nel bicchiere.

Nella miscelazione alcolica il kiwano può essere utilizzato anche per reinterpretare cocktail conosciuti. Un esempio è il Kiwano Daiquiri, che abbina rum bianco, polpa di kiwano, lime e sciroppo di zucchero. C’è poi il Kiwano Reeves, costruito invece con kiwano, gin, limone, menta e vino spumante. In entrambi i casi il frutto porta soprattutto freschezza, acidità e il suo caratteristico colore verde.

Le possibilità non mancano neppure senza alcol. Il Kiwano Nojito riprende la struttura del Mojito in versione analcolica, combinando il kiwano con lime, menta, sciroppo e soda. Esistono anche preparazioni chiamate semplicemente Kiwano Mocktail, nelle quali il succo filtrato viene abbinato, per esempio, a limone, miele e acqua frizzante.

Ed è forse proprio nei mocktail che si capisce meglio come utilizzare questo frutto. Il kiwano non deve necessariamente essere la componente dolce della bevanda: può portare freschezza, una leggera acidità, una nota vegetale e colore, mentre dolcezza e acidità vengono bilanciate con gli altri ingredienti.

Anche dal punto di vista visivo possiamo scegliere strade diverse: filtrare completamente la polpa per ottenere una bevanda verde e uniforme oppure lasciare nel bicchiere una parte della polpa gelatinosa e dei semi, trasformando la consistenza stessa del kiwano in un elemento del drink.

E il kiwano verde?

Abbiamo già visto che il kiwano classico può essere mangiato anche verde e che io preferisco utilizzarlo soprattutto nelle insalate, quando il suo carattere è ancora più vegetale e vicino al cetriolo. Ma il consumo a crudo è soltanto una possibilità.

Le fonti etnobotaniche documentano in Africa utilizzi del kiwano molto diversi da quelli a cui siamo abituati. In Botswana i San del Kalahari consumano il frutto anche arrostito, mentre per i Khoisan è documentata una preparazione in cui il frutto viene arrostito e successivamente la polpa viene filtrata. I frutti maturi possono inoltre essere aperti ed essiccati al sole per conservarli.

Esistono poi altri usi culinari documentati, che non vanno però attribuiti a una specifica tradizione o popolazione. Il kiwano può essere bollito fino ad ammorbidirlo, filtrato e poi cotto con zucchero per preparare una gelatina. Può anche essere tagliato a cubetti e conservato sott’aceto, un utilizzo particolarmente interessante se pensiamo al carattere più vegetale del frutto giovane.

E del kiwano non si utilizza necessariamente soltanto il frutto. In Zimbabwe vengono consumate anche le foglie giovani, preparate come una verdura a foglia: vengono lavate e bollite e sono documentate anche preparazioni con arachidi o burro di arachidi.

C’è infine una distinzione importante rispetto alle tipologie viste all’inizio dell’articolo. Il cosiddetto kiwano dello Zambia, Cucumis zambianus, viene usato proprio per il consumo verde. Parlare genericamente di “ricette con il kiwano” senza sapere quale frutto abbiamo davanti e a quale stadio di maturazione rischia quindi di essere riduttivo.

Una precauzione, però, è importante: in natura sono documentate forme di Cucumis metuliferus molto amare, associate alla presenza di cucurbitacine. Un frutto dal sapore insolitamente e intensamente amaro non va consumato.

Proprietà, valori nutrizionali e calorie del kiwano

Il kiwano è un frutto composto prevalentemente da acqua e con un apporto energetico contenuto. I valori nutrizionali riportati in letteratura scientifica possono variare in base al campione e al grado di maturazione: per 100 grammi di polpa fresca vengono indicate circa 22-44 kcal. Una delle composizioni di riferimento riporta circa 7,6 g di carboidrati, 1,8 g di proteine e 1,3 g di grassi. Il frutto apporta inoltre minerali come magnesio, potassio e ferro e vitamine, tra cui vitamina C.

Dal punto di vista nutrizionale, quindi, possiamo considerarlo un frutto fresco e poco calorico, senza attribuirgli proprietà miracolose o trasformarlo nell’ennesimo “superfood”. Il suo interesse, almeno per me, rimane soprattutto gastronomico.

Il kiwano in Italia: si può coltivare anche da noi?

Nonostante l’aspetto decisamente tropicale, il kiwano può essere coltivato anche in Italia. È una pianta annuale della famiglia delle Cucurbitaceae e, per esigenze e portamento, la sua coltivazione ricorda per alcuni aspetti quella di cetrioli e meloni: ama il caldo, necessita di una buona esposizione e teme le basse temperature.

In Italia il kiwano è ancora una coltivazione poco diffusa, ma può trovare condizioni favorevoli soprattutto nelle aree caratterizzate da stagioni calde sufficientemente lunghe. Ed è proprio in Italia che, ormai da diversi anni, riesco ad acquistare i frutti che utilizzo in cucina.

I kiwano che ho assaggiato e fotografato per La Forchetta sull’Atlante sono infatti coltivati in Calabria da The Exotic Farm. Per me questo aggiunge un elemento particolarmente interessante: posso conoscere non soltanto il frutto una volta arrivato sulla mia tavola, ma anche chi lo coltiva, dove cresce e quando viene raccolto.

È anche uno degli aspetti che negli ultimi anni mi ha portato a osservare con sempre maggiore curiosità le coltivazioni di frutti che continuiamo a definire “esotici”, ma che oggi possiamo incontrare anche molto più vicino a casa. Il kiwano che utilizzo nelle mie ricette ne è un esempio concreto: un frutto originario dell’Africa che oggi posso acquistare coltivato in Calabria.

Il lato meno conosciuto del kiwano

Prima di diventare quel frutto esotico dall’aspetto quasi fantascientifico che troviamo nei mercati occidentali, il kiwano aveva già una storia molto più lunga nei suoi territori d’origine. E non riguarda soltanto l’alimentazione.

La pianta compare infatti in diversi usi etnobotanici e pratiche della medicina tradizionale africana. A seconda delle aree vengono documentati impieghi di parti differenti della pianta, comprese radici, foglie, semi e frutti. È importante però distinguere questi utilizzi tradizionali dalle proprietà dimostrate scientificamente: documentare un uso nella medicina tradizionale non significa dimostrarne l’efficacia terapeutica, e non voglio trasformare queste testimonianze nei soliti elenchi di presunti “benefici del kiwano”.

Curiosamente, il frutto ha avuto anche una vita completamente diversa lontano dalla cucina. La forma insolita, la buccia arancione ricoperta di protuberanze e la capacità di conservarsi a lungo ne hanno favorito anche la commercializzazione come frutto ornamentale. In pratica, prima ancora di chiederci che sapore avesse, abbiamo deciso che era bellissimo da guardare.

E forse non sorprende che proprio quell’aspetto abbia attirato anche chi aveva bisogno di immaginare frutti provenienti da mondi che non esistono. Perché il kiwano, oltre che nei mercati e nelle cucine, è riuscito ad arrivare anche nella fantascienza.

Un frutto che sembra arrivare dallo spazio

Se il kiwano sembra il frutto di un altro pianeta, qualcuno nel cinema e nella televisione ha avuto esattamente la stessa impressione. In Star Trek: Deep Space Nine, nell’episodio Time’s Orphan, un vero kiwano viene utilizzato come Golana melon, un frutto proveniente dal pianeta immaginario Golana.

E non è l’unica incursione nella fantascienza. In Star Wars: Il Risveglio della Forza, il kiwano entra addirittura nello spuntino di Rey nella taverna di Maz Kanata: nella scena la vediamo mangiare metà di un melone kiwano, immediatamente riconoscibile dalla buccia arancione e dalle caratteristiche protuberanze.

Curiosamente, il frutto compare anche nella narrativa dell’universo di Star Wars: gli horned melons vengono citati nel romanzo The High Republic: The Rising Storm, pubblicato nel 2021, tra i cibi serviti durante la Republic Fair sul pianeta Valo.

Il collegamento diventa ancora più curioso in Avengers: Endgame. Qui non vediamo semplicemente un kiwano trasformato in oggetto di scena: il kiwano è stato uno dei riferimenti utilizzati per progettare il frutto alieno di Thanos, insieme a elementi ispirati a guava, carciofo e kiwi.

Insomma, per immaginare un frutto extraterrestre scenografi e artisti degli effetti visivi non hanno dovuto cercare molto lontano: sulla Terra ne avevamo già uno che sembrava fatto apposta.

Tra botanica, cucina, usi tradizionali e perfino fantascienza, il kiwano si è rivelato molto meno semplice di quanto possa sembrare quando lo troviamo per la prima volta sul banco della frutta. Restano però alcune domande molto pratiche, soprattutto per chi lo ha appena comprato o vuole assaggiarlo per la prima volta. Vediamo quindi le risposte ai dubbi più comuni sul kiwano.

FAQ

I semi del kiwano si mangiano?

Sì. I semi del kiwano sono commestibili e normalmente vengono mangiati insieme alla polpa verde e gelatinosa che li avvolge. Non è necessario eliminarli. Se invece vuoi utilizzare soltanto il succo per una salsa o una bevanda, puoi filtrare la polpa con un colino.

La buccia del kiwano si mangia?

Sì, la buccia del kiwano è commestibile, anche se da noi viene normalmente scartata perché spessa, coriacea e poco piacevole da mangiare cruda. Sono documentati anche utilizzi del frutto cotto o arrostito.
La scorza contiene fibre e diversi composti vegetali ed è stata studiata anche come possibile ingrediente per applicazioni alimentari. Se mangiamo un kiwano crudo, però, il modo più comune rimane quello di aprirlo e consumare polpa e semi. La scorza svuotata può invece essere utilizzata come contenitore naturale.

Il kiwano è dolce o acido?

Il kiwano maturo è poco dolce rispetto a molti altri frutti tropicali. Ha un gusto fresco e delicato, con una componente vegetale e una leggera acidità. Maturazione, genotipo e condizioni di coltivazione possono influenzarne le caratteristiche organolettiche.

Il kiwano si mangia crudo?

Sì. Il modo più semplice è tagliare il kiwano maturo a metà e mangiarne polpa e semi con un cucchiaino. Il consumo crudo non è però l’unica possibilità: sono documentati anche utilizzi del kiwano cotto, arrostito, essiccato, trasformato in gelatina o conservato sott’aceto.

Si può mangiare il kiwano verde?

Sì. Il kiwano classico può essere consumato anche quando è ancora verde. In questo stadio ha un gusto più vegetale, vicino al cetriolo, e può essere particolarmente adatto alle preparazioni salate e alle insalate. Con la maturazione la buccia del Cucumis metuliferus passa invece progressivamente dal verde al giallo-arancio e infine all’arancione.

Il kiwano è un melone o un cetriolo?

Nessuno dei due, anche se è imparentato con entrambi. Il kiwano è Cucumis metuliferus, una specie della famiglia delle Cucurbitaceae e del genere Cucumis. Il melone comune appartiene invece alla specie Cucumis melo e il cetriolo a Cucumis sativus.

Come si conserva il kiwano?

Il kiwano intero può essere conservato a temperatura ambiente. È un frutto sensibile alle temperature eccessivamente basse e una conservazione troppo fredda può provocare danni da freddo. Una volta aperto, è meglio conservarlo in frigorifero ben coperto e consumarlo rapidamente.

Quando non mangiare il kiwano?

Un kiwano dal sapore insolitamente e intensamente amaro non va consumato. In natura sono documentate forme amare di Cucumis metuliferus associate alla presenza di cucurbitacine. Non bisogna quindi interpretare un’amarezza marcata come una normale caratteristica del frutto né affidarsi alla cottura per renderlo sicuro.

Si può coltivare il kiwano in Italia?

Sì. Il kiwano può essere coltivato anche in Italia durante la stagione calda. È una pianta annuale che richiede caldo, una buona esposizione e un periodo sufficientemente lungo senza basse temperature. I kiwano che utilizzo personalmente, per esempio, sono coltivati in Calabria.


Alla fine, tutte queste domande riportano allo stesso punto: il kiwano è molto più interessante quando smettiamo di considerarlo soltanto un frutto esotico e iniziamo a conoscerlo per quello che è.

Conoscere il kiwano prima di decidere se ci piace

Siamo partiti da un frutto arancione pieno di protuberanze, lo abbiamo aperto e ci siamo trovati davanti una polpa verde gelatinosa chiedendoci cosa farne. Alla fine, forse, è proprio questa la parte più interessante del kiwano.

Non deve assomigliare a un mango, essere dolcissimo o avere necessariamente un sapore esplosivo. Bisogna prima capire quale kiwano abbiamo davanti, quanto è maturo e quale caratteristica vogliamo utilizzare.

A quel punto possiamo semplicemente prenderne un cucchiaino oppure portarlo in cucina, in un’insalata, accanto al pesce, in un dessert o dentro un bicchiere. E quel frutto che all’inizio sembrava soprattutto strano diventa finalmente un ingrediente.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Like
Close
Daniela Ceravolo © Copyright 2025. All rights reserved.
Close
Panoramica privacy

This website uses cookies so that we can provide you with the best user experience possible. Cookie information is stored in your browser and performs functions such as recognising you when you return to our website and helping our team to understand which sections of the website you find most interesting and useful.